{"id":3952,"date":"2017-05-31T07:53:25","date_gmt":"2017-05-31T05:53:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gianbattista.it\/cms\/?p=3952"},"modified":"2017-05-31T07:53:25","modified_gmt":"2017-05-31T05:53:25","slug":"la-firma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gianbattista.it\/cms\/la-firma\/","title":{"rendered":"la firma &#8211; di Piero Chiara"},"content":{"rendered":"<p>Favoloso elzeviro dal Corriere della Sera, Mi ricordo di quante volte ho parlato di quest&#8217;articolo. Per me \u00e8 un opera d&#8217;arte.\u00a0Spettacolare, vi far\u00e0 riflettere.<\/p>\n<p>Quando si sente dire che un capufficio firma in un giorno trenta o quaranta lettere, che i dirigenti d\u2019azienda, gli impiegati di banca o i funzionari dello Stato adoperano addirittura una firma ridotta ad uno sgorbio chiamato sigla per sottoscrivere ordini di servizio, buoni di consegna, certificazioni d\u2019incasso, passaggi di valuta o di merce su centinaia di bollette e di moduli, ci si rende conto che l\u2019uomo oggi firma con la stessa facilit\u00e0 con la quale fuma, tossisce, beve, soffia il naso o sputa, cio\u00e8 senza riflettere, e soprattutto senza dare importanza alcuna all\u2019atto che sta per compiere.<\/p>\n<p>Ben altra cosa era il firmare fino a un po\u2019 di anni fa. Intanto, nessuno firmava in piedi, come fanno oggi i vigili urbani, i ferrovieri, i destinatari di una raccomandata o d\u2019un pacco e moltissimi magazzinieri o controllori, i quali si servono di blocchetti donde spiccano senza posa tagliandi con tanto di firma o sigla, mandandoli qua e l\u00e0, come foglie portate dal vento.<\/p>\n<p>La firma era, fino a non molti anni fa, una cerimonia vera e propria, che veniva compiuta quasi sempre in presenza di testimoni attentissimi, davanti a notai o magistrati, e a suggello di impegni assunti per tutta la vita. Nessuno sottoscriveva col cappello in testa o con indosso un cappotto. Chi firmava doveva mettersi a suo agio, ben seduto, non impedito dal giromanica d\u2019un soprabito, col polso ben sciolto e, se era il caso, dopo aver inforcato un paio d\u2019occhiali.<\/p>\n<p>Era comunissimo, di persone anche d\u2019importanza ma che non firmavano tutti i giorni, il compiere, prima di affrontare la carta bollata, un prova di scrittura sopra un foglietto qualsiasi. La prova serviva ad alleggerire il pennino di un possibile sovraccarico d\u2019inchiostro che avrebbe potuto causare una macchia, una di quelle macchie dai bordi frastagliati e con una corona di spruzzi che gettavano l\u2019angoscia nel cuore del firmatario; ma pi\u00f9 che a riparare le conseguenze di uno sregolato intingere, lo sgorbio fatto come a caso su un pezzo di carta straccia a scaricare la tensione dello scrivente e a dar l\u2019avvio al gesto fatidico della firma, col ghirigoro o lo svolazzo che la completava e la personalizzava.<\/p>\n<p>Colui che firmava, poggiava una mano aperta sul foglio per tenerlo fermo, piegava il capo sul piano del tavolo, strabuzzava gli occhi e iniziava l\u2019operazione senza poter trattenere una smorfia della bocca o delle guance, che seguivano con stiramenti o contrazioni l\u2019andamento della mano, i suoi inceppi, le sue soste e la sua corsa finale verso un paraffa che riusciva sempre uguale o quasi, e si presentava, nel suo disegno astratto, come la sintesi grafica di un carattere, di un temperamento.<\/p>\n<p>Innanzi alle corti di giustizia, davanti ai notai, agli ufficiali dello Stato Civile o a quelli di polizia, non era raro assistere alla firma di un popolano o di un contadino, la quale non era meno solenne e laboriosa di quella di un notabile. Il contadino, al quale fin dall\u2019infanzia veniva raccomandato di non mai firmare e di non mai giurare, e che sapeva per esperienza sua o di suoi consanguinei quanto fosse irrimediabile l\u2019impegno sottoscritto, avvicinandosi al tavolo dove l\u2019aspettavano carta penna e calamaio, si sentiva mancare, Uomini che reggevano due buoi aggiogati all\u2019aratro, che piegavano un ramo grosso quanto un braccio d\u2019uomo, che con la vanga o la zappa rompevano e rivoltavano la terra, quando avevano nelle mani la penna sembravano aggravati da un peso insopportabile. Spesso, dopo aver vergato faticosamente la prima lettera del proprio cognome, alzavano il viso sfiniti come dopo un salasso e sulla loro fronte apparivano gocce di sudore. La fatica necessaria a costringere il braccio e la mano ad un troppo piccolo movimento, e la stessa necessit\u00e0 di uno spostamento contenuto della penna, rendevano ardua l\u2019impresa.<\/p>\n<p>Ma alle costrizione fisiche si sovrapponevano, ben pi\u00f9 gravi, le repulsioni morali: la consapevolezza di assumere un impegno dal quale non si sarebbe mai potuto recedere, e l\u2019impressione di abbandonare in mano altrui e non sempre amica o fidata qualche cosa di cos\u00ec intimamente legato alla persona, come \u00e8 il geroglifico inimitabile del proprio nome e cognome. Ne veniva un complesso di inibizioni, di timori repressi, di nefaste previsioni per il futuro che formavano, sulle spalle di colui che firmava, un peso pi\u00f9 grave di qualunque altra somma. E raro non era che da una di quelle firme scaturissero guai, perdite di danaro, alienazioni di propriet\u00e0, gravami di servit\u00f9 prediali o di usucapioni, spostamenti di assi ereditari, cessazioni di consuetudini vantaggiose o d\u2019altri privilegi faticosamente acquisiti nel tempo.<\/p>\n<p>L\u2019antico detto \u201cDatemi due righe di un galantuomo e ve lo mander\u00f2 in galera\u201d era trapassato, col conforto di esempi infiniti, nella norma del non firmare mai n\u00e9 per bene n\u00e9 per male. Ma diventava inevitabile, anche nella vita del contadino pi\u00f9 cauto e pi\u00f9 lontano dai negozi, l\u2019apporre qualche firma: il d\u00ec delle nozze, al momento di una compravendita o alla fine della vita, quando occorreva provvedere ad una equa divisione dei propri beni. Casi estremi, occasioni e date memorande che la forma incoronava come un magico emblema, ma sempre con una certa diffidenza, come \u00e8 di ogni cosa simbolica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019uomo, fin dai tempi della sua vita primitiva, dovette sempre temere di lasciare l\u2019impronta del piede o della mano, alla vista della quale poteva venir riconosciuto, localizzato, scoperto e messo in pericolo. Col passare del tempo e col sopravvenire dei costumi civili, gli subentr\u00f2 il timore di lasciare quell\u2019altra incancellabile e innegabile traccia di s\u00e9 che \u00e8 la firma. Affidare ad estranei ci\u00f2 che pertiene alla propria personalit\u00e0 \u00e8 cosa alla quale rilutta ogni persona saggia; tanto \u00e8 vero, che gli antichi imperatori della Cina, alla fine di ogni anno, volevano di ritorno tutti i rescritti inviati ai governatori delle loro provincie.<\/p>\n<p>Solo i poeti gli scrittori, gli artisti e in genere gli uomini di qualche notoriet\u00e0, distribuiscono firme a destra e a sinistra, favorendo cacciatori d\u2019autografi, fanatici seguaci e ammiratori che vogliono portarsi a casa un frammento, una scaglia, dell\u2019essere umano che hanno in qualche modo divinizzato.<\/p>\n<p>Il rilasciare autografi \u00e8 infatti un dare qualche cosa di s\u00e9, un concedere al culto una particola della propria essenza perch\u00e9 fortifichi e consolidi la devozione dei fedeli. Il che, se si giustifica in chi si crede oggetto di venerazione o almeno di \u201ctifo\u201d come l\u2019artista e lo sportivo famoso, non ha senso per persone oscure, che da un segno propalatore della loro presenza nel mondo possono aspettarsi soltanto danno e nocumento.<\/p>\n<p>I selvaggi che Magellano andava conoscendo nel suo viaggio intorno al mondo, nelle loro ingenuit\u00e0 credettero diabolica l\u2019operazione dello scrivere; e il simile pensarono sempre padri e madri, fino al Settecento, se \u00e8 vero che alle fanciulle non veniva insegnato a tener la penna per preservarle dai commerci epistolari, pronubi d\u2019altri e pi\u00f9 pericolosi commerci. Faccenda di gente infima, che non aveva nulla da perdere, i nobili ritennero lo scrivere, che disdegnavano e abbandonavo a segretari e amanuensi.<\/p>\n<p>Solo oggi, che il leggere e lo scrivere \u00e8 di tutti, la firma si appone da chiunque senza alcuna precauzione su qualunque pezzo di carta. Ma chi la verga cos\u00ec leggermente e con tanta indifferenza, sembra ormai consapevole della poca importanza che ha il qualificarsi e il farsi riconoscere in un mondo dove le singole personalit\u00e0 hanno perso valore e dove l\u2019uomo si esprime per gruppi, partiti, concorrenti, sindacati, nazionalit\u00e0, ideologie, razze ed altre categorie, che amalgamo in blocchi consistenze le troppo labili apparenze individuali e le sospingono unite e salde a nuove sorti, magnifiche come sempre e progressive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si sente dire che un capufficio firma in un giorno trenta o quaranta lettere, che i dirigenti d\u2019azienda, gli impiegati di banca o i funzionari dello Stato adoperano addirittura una firma ridotta <\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3954,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[1,4],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>la firma - di Piero Chiara - Gian Battista Gualdi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Quando si sente dire che un capufficio firma in un giorno trenta o quaranta lettere, che i dirigenti d\u2019azienda, gli impiegati di banca\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.gianbattista.it\/cms\/la-firma\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"la firma - di Piero Chiara - Gian Battista Gualdi\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Quando si sente dire che un capufficio firma in un giorno trenta o quaranta lettere, che i dirigenti d\u2019azienda, gli impiegati di banca\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.gianbattista.it\/cms\/la-firma\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Gian Battista Gualdi\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/gianbattistagualdi\" \/>\n<meta property=\"article:author\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/gianbattistagualdi\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2017-05-31T05:53:25+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.gianbattista.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/la-firma.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1920\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"778\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"adminsito\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"adminsito\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"6 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.gianbattista.it\/cms\/la-firma\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.gianbattista.it\/cms\/la-firma\/\"},\"author\":{\"name\":\"adminsito\",\"@id\":\"https:\/\/www.gianbattista.it\/cms\/#\/schema\/person\/1058c2e181b77adf83fbd7af6dfdda01\"},\"headline\":\"la firma &#8211; 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