Capitolo LXVI – I portinai del monastero – 1, 8

Capitolo LXVI – I portinai del monastero – 1, 8

1. Alla porta del monastero sia destinato un monaco anziano e assennato, che sappia ricevere e riportare le commissioni e sia abbastanza maturo da non disperdersi, andando in giro a destra e a sinistra.
2. Questo portinaio deve avere la sua residenza presso la porta, in modo che le persone che arrivano trovino sempre un monaco pronto a rispondere.
3. Quindi, appena qualcuno bussa o un povero chiede la carità, risponda: “Deo gratias!” Oppure: “Benedicite!”
4. e con tutta la delicatezza che ispira il timor di Dio venga incontro alle richieste del nuovo arrivato, dimostrando una grande premura e un’ardente carità.
5. Lo stesso portinaio, se ha bisogno di aiuto, sia coadiuvato da un fratello più giovane.
6. Il monastero, poi, dev’essere possibilmente organizzato in modo che al suo interno si trovi tutto l’occorrente, ossia l’acqua, il mulino, l’orto e i vari laboratori,
7. per togliere ai monaci ogni necessità di girellare fuori, il che non giova affatto alle loro anime.
8. Infine vogliamo che questa Regola sia letta spesso in comunità, perché nessuno possa giustificarsi con il pretesto dell’ignoranza.

Questa parte della Regola viene letta dai monaci in queste date:

24 aprile

24 agosto

24 dicembre

Capitolo LXV – Il priore del monastero – 11, 22

Capitolo LXV – Il priore del monastero – 11, 22

11. Quindi, per la tutela della pace e della carità ci è sembrato necessario far dipendere l’ordinamento del monastero unicamente dalla volontà del suo abate.
12. E, se è possibile, tutte le attività del monastero siano regolate – come abbiamo già stabilito in precedenza – per mezzo di decani, secondo quanto disporrà l’abate,
13. in modo che, ripartendo l’autorità fra varie persone, non si dia motivo a uno solo di insuperbirsi.
14. Ma se le condizioni locali lo esigono o la comunità lo chiede umilmente e con ragioni fondate e l’abate lo giudica opportuno,
15. nomini egli stesso priore quel monaco che avrà scelto con il consiglio di fratelli timorati di Dio.
16. Il priore, da parte sua, esegua con reverenza gli ordini del suo abate e non faccia nulla contro la volontà o le disposizioni di lui,
17. perché quanto più è stato elevato al di sopra degli altri, tanto maggior impegno deve dimostrare nell’osservanza delle prescrizioni della Regola.
18. Se poi questo priore si rivelerà pieno di difetti o, lusingato dalla vanità, monterà in superbia o darà prova manifesta di disprezzare la santa Regola, sia ammonito a voce per quattro volte,
19. ma, nel caso che non si corregga, si prenda nei suoi confronti il provvedimento disciplinare previsto dalla Regola.
20. Se neppure così si ravvederà, sia deposto dalla carica di priore e sostituito da un altro che ne sia degno.
21. E se in seguito non intenderà starsene quieto e sottomesso in comunità, sia addirittura espulso dal monastero.
22. Ma l’abate, da parte sua, si ricordi sempre che un giorno dovrà rendere conto a Dio di tutte le sue decisioni, per evitare che la fiamma dell’invidia e della gelosia gli divori l’anima.

Questa parte della Regola viene letta dai monaci in queste date:

23 aprile

23 agosto

23 dicembre

Capitolo LXV – Il priore del monastero – 1, 10

Capitolo LXV – Il priore del monastero – 1, 10

1. Accade spesso che la nomina del priore dia origine a gravi scandali,
2. perché alcuni, gonfiati da un maligno spirito di superbia e convinti di essere altrettanti abati, si attribuiscono indebitamente un potere assoluto, fomentando litigi, creando divisioni nelle comunità,
3. specialmente in quei monasteri nei quali il priore viene nominato dallo stesso vescovo o dagli stessi abati a cui spetta l’elezione dell’abate.
4. E’ facile rendersi conto dell’assurdità di una simile procedura, con cui si dà motivo al priore di insuperbirsi fin dal primo momento della sua nomina,
5. perché la considerazione di questo stato di cose può insinuare in lui l’idea di non essere più soggetto all’autorità dell’abate.
6. “Tu pure – dirà a se stesso – sei stato nominato da quelli che hanno eletto l’abate”.
7. Di qui nascono invidie, liti, maldicenze, rivalità, divisioni e disordini di ogni genere,
8. per cui, mentre l’abate e il priore sono in disaccordo, le loro anime vengono necessariamente a trovarsi in pericolo a motivo di questo contrasto
9. e i loro sudditi, parteggiando per l’uno o per l’altro, vanno in perdizione.
10. La responsabilità di questa perniciosa situazione ricade principalmente sugli autori di tanto disordine.

Questa parte della Regola viene letta dai monaci in queste date:

22 aprile

22 agosto

22 dicembre

Capitolo LXIV – L’elezione dell’abate – 1, 6

Capitolo LXIV – L’elezione dell’abate – 1, 6

1. Nell’elezione dell’abate bisogna seguire il principio di scegliere il monaco che tutta la comunità ha designato concordemente nel timore di Dio, oppure quello prescelto con un criterio più saggio da una parte sia pur piccola di essa.
2. Il futuro abate dev’essere scelto in base alla vita esemplare e alla scienza soprannaturale, anche se fosse l’ultimo della comunità.
3. Se invece, – non sia mai! – la comunità eleggesse, sia pure di comune accordo, una persona consenziente ai suoi abusi,
4. e il vescovo della diocesi o gli abati o i fedeli delle vicinanze ne venissero comunque a conoscenza
5. devono impedire in tutti i modi che il complotto di quegli sciagurati abbia il sopravvento e nominare un degno ministro della casa di Dio,
6. ben sapendo che ne riceveranno una grande ricompensa, mentre invece sarebbero colpevoli, se non se ne curassero.

Questa parte della Regola viene letta dai monaci in queste date:

20 aprile

20 agosto

20 dicembre

Capitolo LXIII – L’ordine della comunità – 10, 19

Capitolo LXIII – L’ordine della comunità – 10, 19

10. I più giovani, dunque, trattino con riguardo i più anziani, che a loro volta li ricambino con amore.
11. Anche quando si chiamano tra loro, nessuno si permetta di rivolgersi all’altro con il solo nome,
12. ma gli anziani diano ai giovani l’appellativo di “fratello” e i giovani usino per gli anziani quello di “reverendo padre”, come espressione del loro rispetto filiale.
13. L’abate poi sia chiamato “signore” e “abate”, non perché si sia arrogato da sé un tale titolo, ma in onore e per amore di Cristo del quale sappiamo per fede che egli fa le veci.
14. Da parte sua, però, rifletta sull’onore che gli viene tributato e se ne dimostri degno.
15. Dovunque i fratelli si incontrano, il più giovane chieda la benedizione al più anziano;
16. quando passa un monaco anziano, il più giovane si alzi e gli ceda il posto, guardandosi bene dal rimettersi a sedere prima che l’anziano glielo permetta,
17. in modo che si realizzi quanto è scritto: “Prevenitevi a vicenda nel rendervi onore”.
18. I ragazzi più piccoli e i giovanetti occupino in coro e in refettorio i posti loro spettanti secondo la Regola:
19. ma fuori di lì siano sorvegliati e tenuti dappertutto sotto la disciplina, finché non avranno raggiunto un età più matura.

Questa parte della Regola viene letta dai monaci in queste date:

19 aprile

19 agosto

19 dicembre

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