5. Nel suddetto periodo invernale si dica prima di tutto per tre volte il versetto: “Signore, apri le mie labbra e la mia bocca annunzierà la tua lode”, 6. a
1. Durante la stagione invernale, cioè dal principio di novembre sino a Pasqua, secondo un calcolo ragionevole, la sveglia sia verso le due del mattino, 2. in modo che il
62. Il dodicesimo grado, infine, è quello del monaco, la cui umiltà non è puramente interiore, ma traspare di fronte a chiunque lo osservi da tutto il suo atteggiamento esteriore,
L’umiltà non è sminuirsi, ma riconoscere con lucidità ciò che si è e ciò che non si è. Significa ascoltare, imparare, accettare correzioni e dare spazio agli altri senza bisogno di primeggiare. Riduce l’ego, rende più autentiche le relazioni e trasforma errori e limiti in possibilità di crescita. È una forza silenziosa: tiene unita una comunità, rende stabile una persona e apre alla fiducia.
Il decimo grado dell’umiltà è quello in cui il monaco non è sempre pronto a ridere, perché sta scritto: “Lo stolto nel ridere alza la voce”. Questa parte della Regola
Il nono grado dell’umiltà consiste nel frenare la lingua e custodire il silenzio: parlare solo quando si è interrogati, per evitare che il “molto parlare” porti facilmente all’errore e alla dispersione. È una disciplina che allena ascolto, misura e presenza, mettendo ordine nelle parole e nelle intenzioni.
L’ottavo grado d’umiltà invita a evitare iniziative “di testa propria” e a vivere nel solco della Regola comune e dell’esempio degli anziani. La scelta del “comune” limita l’eccentricità, educa alla sobrietà e rafforza l’obbedienza quotidiana, perché l’umiltà cresce nella fedeltà concreta a ciò che costruisce la vita comunitaria.
Il settimo grado dell’umiltà richiede di considerarsi e dichiararsi inferiori e indegni rispetto a tutti, non solo a parole ma anche nell’intimo del cuore. È un atteggiamento interiore che riduce arroganza e autosufficienza, e trasforma l’umiliazione in occasione di apprendimento e crescita
Nel sesto grado dell’umiltà il monaco si accontenta anche delle cose più umili e difficili, accetta ciò che gli viene assegnato e si considera un lavoratore inetto e indegno di fronte a quanto gli viene comandato. È un atteggiamento di sobrietà e obbedienza che riduce pretese e orgoglio, rendendo più semplice vivere il quotidiano senza lamentela e con maggiore disponibilità interiore.
44. Il quinto grado dell’umiltà consiste nel manifestare con un’umile confessione al proprio abate tutti i cattivi pensieri che sorgono nell’animo o le colpe commesse in segreto, 45. secondo l’esortazione